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»CIRO' MARINA

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Cirò Marina è una cittadina della costiera jonica crotonese. Il suo territorio, posto poco sopra il livello del mare, comprende circa 16 km di spiaggia e ha una superficie pari a 42,71 kmq. Da sei anni le viene assegnata la bandiera blu per la qualità del mare e dei sui servizi. Vista l’origine recente, 1952, Cirò Marina non ha un nucleo storico vero e proprio. Sono presenti all’interno del tessuto urbano e nella campagna significative presenze architettoniche quali resti della Torre Nuova sul Lipuda, Casa Taverna, il palazzo Porti, sede del Museo archeologico, casa Sculco, casa Saverona e altre residenze rurali che, circondati da vigneti, aranceti ed oliveti, costituivano l’originario e caratteristico paesaggio del giardino mediterraneo. A dominio del sottostante paese è la residenza fortificata del Principe Carafa, oggi Sabatini. In prossimità di Punta Alice, tra estese e larghe spiagge e fitte boscaglie, vi sono i resti del santuario di Apollo Aleo in contrada S.Petroso o Isola di S.Pietro: edificio di culto dell’antica colonia magno greca, identificato dal noto archeologo Paolo Orsi nel 1921. L’edificio era in stile dorico, ascrivibile al V sec. a.C.. Sono visibili alcune parti del naos.

Il maggior sviluppo economico di Cirò Marina si è avuto nei decenni immediatamente antecedenti l’autonomia comunale. Gli impulsi più forti sono giunti in seguito alla crescita delle attività agricole, alla organizzazione della pesca industriale e del turismo, all’ampliamento dei servizi pubblici e commerciali, alla nascita di attività artigianali (come l’arte orafa, quella delle terrecotte con creazioni ispirate alla Magna

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Grecia, l’arte del restauro e del ferro battuto) ed industriali di un certo rilievo.
A Cirò Marina alcune delle cose più belle da vedere sono il Castello, il Santuario di Madonna d’Itria ed i Mercati Saraceni. Il Castello fu costruito nel XV secolo per la difesa militare a pianta quadrangolare. In un piccolo Museo Archeologico si possono ammirare moltissimi reperti in ceramica, terrecotte, bronzi, provenienti in maggior parte dal Tempio di Apollo Aleo. Questo magnifico tempio dedicato appunto ad Apollo Aleo era posizionato nella zona di Punta Alice detta “Krimisa promontorium” dalle antiche popolazioni; era infatti un punto di culto dove si ergevano dei templi tra cui quello di Apollo. I resti di questo Tempio Dorico del V secolo a.C. distrutto nella seconda guerra punica sono stati ritrovati in occasione dei lavori della bonifica del 1924-25. Molti di questi preziosi resti sono esposti nel Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.
Il Santuario di Madonna d’Itria sorge su una delle colline del cirotano e la vista panoramica di cui si può godere permette di ammirare il paesaggio fino al mare. I Mercati Saraceni, antiche rovine di quelli che erano i veri e propri mercati di alcune migliaia di anni fa, oltre ad ospitare alcune manifestazioni e rappresentazioni teatrali permettono anch’esse di godere di una vista panoramica mozzafiato su Punta Alice.

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Il Castello Sabatini è' una bella residenza gentilizia arricchita e difesa da quattro imponenti torrioni angolari. Si erge sul fianco dell'altura di Madonna d'Itria che sovrasta l'abitato di Cirò Marina. Edificato probabilmente nel V secolo sarebbe stato in uso ai feudatari che governarono sul territorio cirotano e che vivevano abitualmente nel castello di Cirò. Il nome originale "Villa Alice" o "Palazzo Alice" sarebbe stato sostituito nel tempo dal nome della famiglia che lo acquistò nel 1845, dopo l'eversione della feudalità e che ancora lo abita. La tradizione popolare ha tramandato una leggenda sul castello Sabatini secondo la quale l'imperatore Costantino, approdato sulla costa calabrese e affascinato dalla bellezza del luogo, avrebbe deciso di costruire qui la sua dimora. Avviati i lavori, una serie infinita di intoppi ne impedirono per anni la realizzazione. Frustrato, l'imperatore avrebbe confidato un giorno il suo rammarico ad un vecchio viandante il quale avrebbe consigliato a Costantino di sacrificare una giovinetta del luogo per sconfiggere la sfortuna. La scelta cadde sulla bella Lusitania. La credenza era tanto radicata che nel 1545 Don Abenante, fece abbattere un muro nel punto in cui la povera ragazza sarebbe stata tenuta segregata per sempre.

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Oltre il profilo della torre di guardia, si protende il lembo sabbioso di Punta Alice con il faro che fa capolino dietro il complesso architettonico dei Mercati saraceni. Il nome rievoca i numerosi saccheggi subiti dalla zona ad opera dei turchi che costrinsero a sopprimere la fiera di S. Croce Qui, fino al 1818, dal 1° a 3 maggio di ogni anno, si svolgeva un grande mercato di utensili, bestiami, tessuti… che richiamava, per la vivacità degli scambi, mercanti dalla tutta la Calabria e dalla Campania. Anche la comunità albresh che fin dal XVI sec. si era insediata nell'entroterra crotonese - dando vita ai paesi di Carfizzi, Pallagorio e San Nicola dell'Alto - coglieva l'occasione per ricordare con un rituale commovente il loro esodo dall'Albania e toccare il mare che li separava dalla Madre patria. All'ombra della torre di avvistamento, che ancora si staglia sul pendio della collina, si svolgevano gli scambi, ma il saccheggio subito nel 1802 ne segnò il declino che anticipò il tracollo definitivo nel 1818. Ristrutturati, anche con l'inserimento di un corpo semicircolare utilizzato come palcoscenico, i Mercati Saraceni da qualche anno accolgono nel periodo estivo manifestazioni ed eventi culturali. Fra tutte, la rassegna teatrale "Cirò Arte".

I Mercati Saraceni sono testimonianza di un lungo periodo storico condizionato dal terrore delle scorrerie saracene. Le orde arabe, alle quali nel XVI secolo succedettero quelle turche, conseguenti all'espansionismo ottomano nel Mediterraneo, costrinsero ottomano nel Mediterraneo, costrinsero le popolazioni della costa calabrese ad abbandonare i litorali insicuri per rifugiarsi nei villaggi dell'entroterra arroccati su alture dai fianchi ripidi, circondati da gole e burroni, serrati tra possenti mura e protetti spesso da un castello. A protezione delle coste, furono edificate le torri d'avvistamento. Due sopravvivono ancora a Cirò Marina: la Torre Nuova e la Torre Vecchia. Quest'ultima, più antica ma meglio conservata, risalirebbe al IX secolo; fu eretta su un formidabile punto d'avvistamento: il promontorio di Madonna di Mare. La Torre "Nova", invece, per richiesta del feudatario di Cirò, Vespasiano Spinelli, fu edificata a protezione della zona a sud di Cirò Marina, nel 1596; lo attesta un documento che rivela la volontà del viceré spagnolo D'Alcalà di potenziare il sistema difensivo nella Calabria Ultra e Citra con nuove torri, tra le quali una ed il restauro di quelle preesistenti. L'esigenza era esplosa prepotente dopo le rovinose incursioni subite dal territorio. Per la copertura delle spese, fu imposta una forte tassazione a tutte le Università (Comuni) poste a meno di 12 miglia dalla costa; queste dovevano provvedere anche alle spese di manutenzione, per l'artiglieria al mantenimento del corpo di guardia e dei "cavallari", che avevano il compito di correre veloci e dare l'allarme ai borghi in caso di pericolo. Le due Torri di Cirò Marina hanno forma quadrangolare. La Torre nuova è peggio conservata - forse anche a causa delle truffe operate dai costruttori dell'epoca, che ricorrevano frequentemente a materiale di scarto. Non aveva un'entrata e quindi vi si accedeva solo attraverso un ponte levatoio. All'interno, il locale del piano inferiore era adibito a cucina con l'imponente camino che serviva anche per riscaldare l'ambiente d'inverno.

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