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»PITAGORA

Pitagora di Samo (571-496 a.C.) fondò a Crotone la sua scuola filosofica. La popolazione vedeva in Pitagora il depositario di una sapienza misteriosa e divina e quindi il maestro non poteva essere contraddetto (ipse dixit). Pitagora (Samo 575 a.C. ca. - Metaponto 490 a.C. ca., in greco: Πυθαγορας) fu matematico, scienziato e sciamano, legislatore e oligarca, taumaturgo e filosofo, anzi inventore dello stesso termine di filosofia, mago e oratore, liberatore di città e musico, iniziatore della razionalità greca: tanto che i biografi antichi non esitarono ad attribuirgli una natura semidivina. Pitagora nacque a Samo nel 572 a.C. Il padre fu un bravo tagliatore di pietre preziose, sufficientemente agiato per potere pagare al figlio, ragazzo intelligente e studioso, eccellenti maestri, i migliori cervelli del tempo: il musicista e poeta Ermodame, suo concittadino, gli scienziati Talete ed Anassimandro, entrambi di Mileto, il filosofo moralista Biante di Priene e, soprattutto, Ferecide di Siro, mitografo e naturalista, un autodidatta formatosi (pare) su testi fenici, con il quale il nostro si accompagnò per sei anni, viaggiando da un'isola all'altra dell'Egeo e visitando i grandi centri commerciali dell'Asia Minore.

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 Dopo vari viaggi in Oriente e in Egitto, si trasferì a Crotone, nella Magna Grecia, dove operò per qualche tempo raccogliendo attorno a sé un notevole cenacolo di discepoli. Per un ventennio Pitagora venne sempre più crescendo d' autorità e prestigio, ma dopo il 510, anno della caduta di Sibari a divampare il primo focolaio di quella rivolta, che a più riprese, dalla fine del secolo VI alla metà del V, doveva condurre allo sterminio di tutti  di tutti i sodalizi pitagorici della Magna Graecia. La guerra vittoriosa contro Sibari aveva operato, come suole avvenire,una trasposizione di passioni ed ideali politici dal vinto al vincitore. Anche in Crotone ormai i tempi erano maturi per quella trasformazione democratica che si andava operando nelle altre città della Magna Graecia.

Il più grande riconoscimento che la storia conferisce a Crotone, è la prolifica scuola pitagorica che il grande maestro greco fondò in una data stimata fra il 500 a.C. e il 600 a.C. Secondo la leggenda il filosofo e matematico scelse questa meta per il suo ateneo per volere divino. Proveniva da Delphi laddove la leggenda racconta che avesse interppellato l'oracolo. Fu il Dio Apollo a predestinarlo a Crotone per trasmettere il suo sapere. Inoltre era a lui nota la cultura scientifico-medica, artistica e filosofica della città, e non ultimo il suo favorevole clima politico. Era infatti la tirannia a dilagare nelle altre città ioniche. Giunto a Crotone, Pitagora riuscì a guadagnarsi subito i favori del popolo grazie al suo sapere. Ottenne dalla città una magnifica costruzione all'interno delle mura cittadine, in marmo bianco, circondato da giardini e portici, destinata ad ospitare la scuola del maestro. Fu chiamata Casa delle Muse.

Pitagora trovò Crotone una città vivace dal punto di vista culturale; ed a Crotone conobbe certamente Alcmeone, il massimo esponente della scuola medica crotoniate, un pioniere della medicina sperimentale, che dissezionando cadaveri scoprì gli organi di senso e le vie di conduzione nervosa periferica e centrale, ed intuì il corpo umano come inscindibile sintesi bio-psichica. L' ambiente era, dunque, ideale per l'apertura di una scuola. I figli ed i giovani parenti dei più ricchi cittadini accorsero in massa per iscriversi. Secondo Giamblico, uno dei tre biografi del samio, l’ammissione alla scuola richiedeva, però, un tirocinio molto laborioso: essa era subordinata all'esame del contenuto di un dettagliato rapporto informativo sulla famiglia, sull’educazione, sul carattere dell’aspirante allievo; alla verifica della reale volontà di istruirsi; ad una quinquennale frequentazione del Maestro, con il quale doveva essere condivisa una regola severa, fatta di rigorosi tabù o divieti sessuali ed alimentari, non tutti comprensibili: niente carne, niente vino, niente triglie o cefali, niente fave, niente matrimonio, niente sesso, niente vesti eleganti.

Dopo 8 anni di prove, come se non bastasse, l'allievo era sottoposto ad un esame severo; se ritenuto degno, egli veniva reclutato ed ammesso ad incontrare il prestigioso Maestro, a parlare con lui, a ricevere il suo insegnamento. E Pitagora insegnava ai suoi discepoli la dottrina orfica della trasmigrazione e della reincarnazione dell'anima, appresa dal cretese Epimenide; ma soprattutto insegnava cose straordinarie, che nessuno prima di lui aveva insegnato: i numeri pari e dispari, i numeri primi, i numeri irrazionali, i 5 solidi perfetti, la sfericità della terra, la teoria dei rapporti e delle proporzioni, la teoria delle medie, le grandezze incommensurabili, i princìpi geometrici e, soprattutto, la misurabilità degli oggetti e dei fenomeni della natura; e dai discepoli esigeva la massima segretezza sulle conoscenze apprese. Ecco perchè Pitagora era un profeta, anzi il profeta per i suoi discepoli.

La sola dottrina che gli possiamo attribuire con certezza è quella della metempsicosi cioè della trasmigrazione dell’anima, dopo la morte, in altri corpi. Il corpo è "la prigione dell’anima" e dunque noi dobbiamo sfuggire alle influenze negative del corpo per mezzo di riti di purificazione. La filosofia può contribuire a liberare l’anima dalle influenze negative del corpo. Anche l'anima è armonia, armonia tra i costituenti del corpo; ma l'anima non muore con il corpo: i pitagorici sostenevano, infatti, la teoria della metempsicosi. Alla morte di un individuo la sua anima sopravvive e trasmigra in un altro corpo. L'anima è imprigionata nel corpo a causa di una sua qualche colpa e continuerà a reincarnarsi finché non avrà pagato il fio di tale mancanza: solo allora potrà finalmente congiungersi con "l'anima del mondo", con Dio.

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I Pitagorici sono ritenuti i creatori della matematica come scienza: essi consideravano il numero come l’essenza delle cose. Se le cose sono fatte di numeri, il mondo è una sorta di ordine misurabile. Vi è insomma un simbolismo legato ai numeri. I Pitagorici affermano la sfericità della Terra e dei corpi celesti. Al centro dell’universo c’è un fuoco che ordina e plasma la materia circostante, dando origine al mondo. Intorno a questo fuoco si muovono, da occidente a oriente, dieci corpi celesti: il cielo delle stelle fisse, i cinque pianeti (Saturno, Giove, Marte, Mercurio, Venere), il Sole, la Luna, la Terra e l’anti-Terra (ammessa per completare fino a dieci). Si ricordi che con Aristarco di Samo (3° sec. a.C.), filosofo peripatetico, l’ipotesi pitagorica fu modificata mettendo al posto del fuoco, come centro dell’universo, il Sole, anticipando Copernico. I discepoli di Pitagora erano divisi in due gruppi: vi erano quelli appena entrati, gli acusmatici, che ascoltavano le dottrine; e vi erano quelli già iniziati ai misteri, chiamati matematici.

Pitagora è famoso soprattutto per il suo TEOREMA sui triangoli rettangoli:
Il quadrato costruito sull'ipotenusa è equivalente alla somma dei due quadrati costruiti sui cateti.
Forse Pitagora ha osservato che, per costruire l’angolo retto,  i  “geometri” egiziani  prendevano una fune di una certa lunghezza, chiusa a mo’ di collana, poi   la  fissavano a terra tendendola per bene, con tre pioli posti in corrispondenza di tre nodi in modo tale da formare un triangolo i cui lati misuravano rispettivamente 3,4 e 5 unità di misura.

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