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Il Quotidiano 14 dicembre 2007
COMUNICATO STAMPA
L'Assessore provinciale alle pari opportunità della Provincia di Crotone - Dott. Nicola Belcastro – ha, nella giornata del 12 dicembre 2007, ha incontrato in una prima riunione le associazioni femminili e gli organismi di parità del territorio, in tale occasione l'Assessore ha ribadito il suo pensiero secondo il quale "sono il lavoro e la partecipazione femminile alla vita pubblica, gli strumenti di elezione per l'emancipazione, costituendo il vero moltiplicatore per lo sviluppo economico del Mezzogiorno e del Paese, ragione per la quale si rende necessario un interveto puntuale in questi settori. Al fine di favorire sul territorio Crotonese un si fatto effetto si ritiene – ad avviso dello stesso- necessario ed opportuno avviare le procedure per l'adesione alla "Carta Europea per l'uguaglianza e la Parità delle Donne e degli Uomini nella vita Locale" .
"La Carta è stata elaborata e promossa dal Consiglio dei Comuni e delle Regioni d´Europa (Ccre), adottata e sottoscritta dagli Stati generali del Ccre, diretta sulla base del principio di sussidiarietà all'attuazione dei suoi effetti per mezzo degli enti locali, ragione per la quale – continua l'assessore Belcastro- ci sentiamo in dovere di fare tutti i necessari passi istituzionali per l'attuazione della carta e l'applicazione delle norme in essa contenute dirette a favore una maggiore uguaglianza delle donne e degli uomini".
La Carta detta i principi da seguire per il superamento degli stereotipi sessuali, nonché la partecipazione equilibrata delle donne e degli uomini alle decisioni in ogni campo d´azione dell´Ente locale, partendo proprio dalla politica. Sono proprio i firmatari della Carta a riconoscere per primi "l´uguaglianza e la parità nei diritti tra donna e uomo a partecipare alla vita politica, ad assumere un mandato pubblico e ad svolgere tutte le funzioni pubbliche ad ogni livello.
In essa, non solo dunque si promuove la parità di genere, come del resto in molte altre norme, ma si delineano le direttive specifiche che ogni ente locale deve seguire per mettere in pratica effettivamente la parità fra uomo e donna.
L'adozione prossima della carta intende rimuovere gli squilibri di genere e costituire il giusto contributo verso il riequilibrio e lo sviluppo del territorio.
Calabria Ora "il Chiosco" 5 Dicembre 2007
Lavoro, sviluppo ed emancipazione
L'occupazione femminile è moltiplicatore economico
La riflessione che ci apprestiamo a compiere, ci viene sollecitata a seguito della presentazione del secondo rapporto sullo stato di attuazione del programma nazionale di riforma 2006-2008, che il Governo Italiano ha presentato alla Commissione Europea, nell'ambito della strategia di Lisbona.
Dal rapporto si evince che il tasso di occupazione femminile in Italia è del 46,3% contro il 57,4% di quello dell'Unione, il quale restando molto al disotto dell'obbiettivo fissato nella strategia di Lisbona, che vorrebbe il raggiungimento dell'occupazione femminile al 60% entro il 2010, porta con se un tasso del 58,4% quale occupazione generale del Paese contro il 64,4% in Europa.
Nello scorrere della lettura sul rapporto apprendiamo ancora, che ad incidere sul deprimente tasso di occupazione femminile in Italia è l'occupazione femminile al sud, che si attesta nella percentuale del 34,7% contro il 74,3% del nord.
In forza dei dati rappresentati nel rapporto, emerge che l'Italia si trova agli ultimi posti in Europa in termini di occupazione femminile (essa occupa l'ottantaquattresimo posto nella classifica mondiale per la disparità di genere). Ragione per la quale si rende necessario su queste questioni un cambio di passo.
A questo scopo il Governo ha inserito nella propria agenda politica, e predisposto nella finanziaria 2008, talune misure dirette a promuovere l'occupazione femminile, quali:
incentivi, per favorire l'estensione del lavoro femminile e superare la differenza retributiva tra uomini e donne; promozione di piani per la stabilizzazione dei precari ; deducibilità fiscale per colf, baby sitter, asili nido e badanti, ma anche una maggiore tutela della maternità con estensione di diritti a precarie e lavoratrici autonome, l'ampliamento dei congedi parentali, un piano straordinario degli asili nido ed una pubblica amministrazione più amica delle donne.
Soffermandoci per ragioni territoriali, sulle politiche di promozione e sviluppo dell'occupazione femminile nel Mezzogiorno d'Italia, poste all'interno della manovra finanziaria 2008, osserviamo che le misure che si impongono all'attenzione risultano essere: l' incentivazione all'assunzione delle donne per le imprese che svolgono le loro attività nel mezzogiorno (nella finanziaria 2008 si reinserisce il credito d'imposta quale incentivo per le assunzioni di personale a tempo indeterminato per le imprese che operano al Sud. In forza del quale i datori di lavoro che nel 2008 incrementeranno il numero di lavoratori con contratto a tempo indeterminato in Calabria, Puglia, Sicilia, Basilicata, Sardegna, Abruzzo e Molise avranno diritto per gli anni 2008, 2009 e 2010 ad un credito di imposta pari a 333 euro al mese per ciascun lavoratore. Il credito d'imposta sale a 416 euro nel caso di assunzione di donne), e la promozione alla stabilizzazione del precariato nel settore pubblico e privato, di cui le donne costituiscono, nel Paese e nel sud (anche se in maniera non omogenea), la fetta più consistente, da cui ne deriva l'ulteriore posizione di debolezza.
La ragione per la quale ci siamo voluti soffermare su queste due ipotesi di intervento (incremento dell'occupazione femminile), è perchè riteniamo che incentivi e stabilizzazioni rappresentino, lo strumento di elezione per l'emancipazione, in grado di costituire il moltiplicatore per lo sviluppo economico del mezzogiorno e del Paese. Questa nostra affermazione è supportata da puntuali studi.
"è dimostrato che i paesi più sviluppati sono anche quelli nei quali c'è minore disparità di genere. Il lavoro femminile contribuisce alla crescita economica e allo sviluppo socio-culturale e quindi è un fatto che interessa il Paese. Un mutamento nelle azioni dei governi rappresenta una grande novità di questi ultimi anni. In molti Paesi si è passati da politiche destinate ad un genere considerato più debole e svantaggiato ad azioni considerate essenziali per la crescita economica. Si è diffuso il termine "womenomics" per indicare l'attenzione della ricerca economica all'accresciuto ruolo delle donne all'esterno della famiglia nella creazione di benessere, con riflessi positivi sulla situazione demografica, ma anche sul perseguimento degli obiettivi familiari e individuali di qualità della vita.
I paesi caratterizzati da una minore partecipazione delle donne al mercato del lavoro, come l'Italia, sono quelli che otterrebbero dall'aumento dell'occupazione femminile un maggior vantaggio in termini di crescita del Prodotto interno lordo". (dal: Il Contributo delle Donne alla Modernizzazione del Paese)
In forza di quanto detto, possiamo decisamente ritenere, che riequilibrare il genere sia un atto necessario e dovuto, non solo per ragioni legate alla umanizzazione dei luoghi di lavoro, ma soprattutto perché esso consentirebbe una più equa redistribuzione delle risorse umane con una ricaduta positiva per l'intero territorio in termini di efficienza e sviluppo. A questa conclusione siamo giunti anche a seguito del monitoraggio (da noi eseguito), circa la presenza femminile negli organici degli enti pubblici territoriali della provincia di Crotone, dal quale risulta che solo il 25% dei posti sono ricoperti da donne, contro il 75% ricoperti dagli uomini ( http://www.provincia.crotone.it/istituzione/genere/monitoraggio ). Inoltre i risultati dell'indagine hanno evidenziato che le donne, nella P.A. sul nostro territorio, non solo sono una sparutissima minoranza, quanto addirittura, sono inadeguatamente collocate in base ai titoli posseduti, motivi per i quali riequilibrare il genere diventa un atto sempre più importante, ed esso potrebbe/dovrebbe avvenire a nostro avviso:
- garantendo nuovo accesso per le donne in modo più facilitato (ad esempio si potrebbe pensare in ossequio del combinato degli artt. 51-97 Cost. di adoperarsi legislativamente perchè nei piani di stabilizzazione si possano prevedere quote di ingresso riservate a favore delle donne);
- riconoscendo nelle progressioni di carriera, a parità di titoli tra uomini e donne, una garanzia di progressione per le donne, prevedendo delle *quote(?) o meglio applicando in progress l'art. 51Cost.;
- istituendo ed implementando strutture a supporto del lavoro femminile (asili nido, banche del tempo);
- garantendo una nuova formazione per tutto il personale;
- migliorando il supporto informatico (che inciderebbe positivamente sui tempi delle donne);
- introducendo in una visione moderna della P.A. la redazione di Bilanci di Genere.
Il riequilibrio di genere così disposto produrrebbe il concatenarsi di una serie di eventi positivi quale: il miglioramento nell'equità salariale tra uomo/donna; un riequilibrio nelle posizioni verticali dell'Ente; un miglioramento nei sevizi resi al pubblico; un contenimento calibrato della spesa pubblica.
In una sola frase una amministrazione efficiente e "giusta", e quindi un aumento di opportunità in termini di sviluppo per il territorio.
Ribadendo ciò che abbiamo sostenuto, sul nostro territorio è l'aumento dell'occupazione femminile nei settori pubblici e/o privati, l'atto necessario per lo sviluppo, e quindi esso dovrebbe divenire il primario obbiettivo, su cui misurare il grado di attuazione delle politiche di sviluppo culturale ed economico del Paese.
Ragione per la quale condividiamo quanto posto nella nota aggiuntiva al rapporto sullo stato di attuazione del programma di riforma 2006-2008, e riteniamo che una efficiente ed efficace azione d'implemento dell'occupazione femminile, possa avvenire solo se lo Stato saprà sollecitare e chiedere la giusta collaborazione dei soggetti territorialmente competenti, dando vita ad un momento di confronto specifico sull'occupazione femminile in tutte le Regioni e in particolare in quelle meridionali. E ciò, al fine di predisporre insieme (tra istituzioni-comunità Comunali Provinciali Regionali Stato Centrale), nel rispetto del principio di sussidiarietà, piani di sviluppo compatibili per i territori considerati.
Nicola Belcastro
Assessore Provinciale Crotone
-Lavoro Pari Opportunità-
Tonia Stumpo
Politiche di Genere
Provincia di Crotone